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Sentiero "Stoppani"
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Sentiero "Stoppani"
Il sentiero "Stoppani"
Il parco glaciale di Vezzano è stato chiamato "Parco Stoppani" in onore dello scienziato naturalista lombardo, abate Antonio Stoppani (1824 - 1891), che per primo si occupò dei fenomeni glaciali della zona di Vezzano, segnalando e descrivendo i loro effetti morfologici presentandoli nel suo libro "Il Bel Paese".
Il "Parco Stoppani" si estende sulle falde inferiori del versante nord - occidentale del Monte Bondone, che costituisce il versante orientale della Valle dei Laghi, in corrispondenza dell'abitato di Vezzano. Si colloca in un piacevole ambiente naturale costituito da bosco ceduo e di pino nero; la quota media si aggira sui 450 m. s.l.m.
Nella zona, fino ad una quota di circa 400 - 500 m. dal fondo della valle sono evidenti le tracce delle azioni erosive e di deposito verificatesi durante l'ultima glaciazione: rocce lisciate, montonate, striate e depositi morenici. Sono inoltre molto evidenti e diffusi i fenomeni carsici, impostatisi sulle rocce calcaree del Giurassico inferiore e medio.
Le tracce del carsismo superficiale sono riscontrabili su tutti gli affioramenti rocciosi sotto forma di solchi, pozzetti e piccoli campi carreggiati.
Il "sentiero A. Stoppani" si inserisce nel più ampio panorama geologico - ambientale che è la Valle dei Laghi. Questa valle denominata così per i numerosi laghi che caratterizzano la zona, si sviluppa con andamento NE - SO dalla soglia di Terlago, alle pendici della Paganella, fino al bacino del lago di Garda.
Pozzo numero 3 - Della "Maria Mata".
Pozzo numero 3 - Della "Maria Mata".
Testimonianza di eventi remotissimi che portarono alla formazione delle nostre valli (circa 35000 anni fa) e proprio per questo motivo di fondamentale importanza scientifica e culturale, i pozzi glaciali sono buche di varie dimensioni aventi la forma di marmitte scavate nella roccia.
Fra il Gruppo Gazza – Paganella e Bondone scendeva verso il Garda il più grande ghiacciaio delle alpi orientali, quello dell’Adige. Durante la fase massima della glaciazione, oltre 35000 anni fa, l’altezza del ghiacciaio nella Valle dei Laghi era di circa 900 m. Probabilmente la linea dei pozzi (fra 450 e 480 m.) coincideva con la linea di fondo valle. La velocità di fluenza del ghiaccio incanalato tra le pareti della valle subiva un’accelerazione, la sua massa abbassandosi, generava delle spaccature che raggiungevano il letto del solco vallivo.
Verso il Pozzo numero 3
Verso il Pozzo numero 3

Queste fratture costituivano in tal modo un incanalamento percorso verticalmente dalle acque di scioglimento superficiale del ghiaccio, l'azione di trapanazione della roccia sottostante diveniva ancora più attiva con la caduta di massi rocciosi sulla superficie della fluenza glaciale che messi in movimento in modo elicale dalla forza motrice della cascata, venivano coinvolti nell'azione di abrasione che lentamente stava creando le cavità verticali (vedi fig.1-2)
Tale azione si ripeteva di norma sempre nello stesso punto, perché i crepacci continuavano a formarsi in posizioni fisse, determinate dall'andamento della valle che, con curve o gibbosità costringevano il ghiaccio a fermarsi costantemente nel medesimo posto.
Quindi la pressione esercitata dal ghiacciaio e dall'azione erosiva del corso d'acqua di base che trasportava elementi solidi (sabbia, ghiaia, ciottoli), entrando con movimento rotatorio nelle fessure prodottesi nella roccia in cedimento, diede origine alle cavità che oggi possiamo ammirare.
Cessata la presenza glaciale, con il clima mite, le cavità sono riconsegnate alla forza di trasformazione dell'ambiente che lentamente le riempie di materiale, ne demolisce la forma originaria e le ricopre di vegetazione.

Queste cavità costituirono, in epoca preistorica (età del bronzo), sede di insediamenti umani, come testimoniano alcuni ritrovamenti (ossa umane e di animale, cocci e ceneri) avuti durante le fasi di svuotamento e ripulitura dei pozzi.

schema inizio erosione

schema inizio erosione


schema erosione avanzata

schema erosione avanzata


oggi

oggi




VISITA AI POZZI

L'itinerario inizia nel paese di Vezzano; pochi metri a sud della Caserma dei Carabinieri, dove si imbocca una strada che conduce dopo circa 300 metri ad un campo da tennis, da qui partono i due ramali del sentiero opportunamente segnalati: tenendosi a sinistra, quindi verso Nord - Est, visiteremo i primi 6 pozzi; proseguendo invece diritti sulla stradina in direzione Sud troveremo gli altri pozzi, in particolare il n 8 denominato Bus dei Poieti, che è il più grande e suggestivo.

Lunghezza:m. 3.550
Dislivello Massimo: m. 230
Tempi di percorrenza: h. 1,30 - 2,00
Tipo di pavimentazione: sterrato, erboso, selciato
Incroci con sentieri segnati: S.A.T. n 618 per Lagolo
Varianti possibili: a sud proseguimento per Padergnone e Calavino
Panoramica dal pozzo n°7 
sul Santuario e la Valle
Panoramica dal pozzo n°7 sul Santuario e la Valle
Ramo Nord: salendo nel bosco dal campo da tennis troveremo la numerazione a ritroso (da 6 a 1); infatti la successione procede da Nord con il n 1.
Dopo aver intercettato i primi tre pozzi di minor entità, proseguendo in località "il Bersaglio", in prossimità di un rudere che costituisce un ex bersaglio per obici, luogo di esercitazione per l'esercito austro-ungarico, ci rechiamo al pozzo 1 (denominato Pozzo di Formazione) ha dimensioni molto ridotte e appena accennato; poi il pozzo 2 (Fiorenz) con struttura più completa. Lasciato il percorso di accesso a questi ultimi, un bivio ci fa deviare ad est su un ripido ma breve sentiero che si chiude al pozzo n 3 localmente chiamato "della Maria Mata" o "Stoppani" in onore dell'illustre scopritore. Il pozzo, che domina l'abitato di Vezzano, è uno dei più interessanti per la sua cavità ben incisa e delineata; in esso furono rinvenuti frammenti di un vaso formato da un impasto di schegge grossolane di roccia cristallina mista ad argilla, sembra lavorato a mano e non cotto al fuoco. Sul fondo furono trovati ciottoli di varie dimensioni di natura ignimbritica provenienti dalla piattaforma porfirica Atesina dell'alta Valle dell'Adige e dell'Avisio.
...verso sud - "Lusan".
...verso sud - "Lusan".

Ramo Sud: tornati in prossimità del campo da tennis ci dirigiamo a Sud (località Lusan); seguendo l'agevole stradina sterrata nel verde, costeggiando prima un simpatico parco giochi ricavato in una radura nel bosco sulla sinistra, poi un maneggio sulla destra, si prosegue fino ad un vigneto. La segnaletica ci porta a costeggiare il vigneto ed a raggirare un dosso, scendendo una scaletta ricavata nella roccia, ci troviamo al pozzo n7 "S.Valentino" così chiamato per la panoramica sul Santuario dedicato al Santo Patrono. Di forma tipicamente conica vi giacciono anche dei ciottoli in porfido probabili autori dell'incavo, a fianco del pozzo la roccia presenta delle striature carsiche. Dal bordo possiamo ammirare un delizioso panorama sulla Valle dei Laghi.

Panorama dal "Balcone dei Poieti"
Panorama dal "Balcone dei Poieti"

Tornando sul sentiero principale si sale leggermente nel bosco dove, ad un'area di sosta, si ridiscende un breve, ripido tracciato e... ci si trova di fronte al maestoso "Bus dei Poieti". Misura un'altezza dal bordo superiore orientale di m.12,20; durante la sua svuotatura, furono trovati, nei vari strati di materiale franato in diverse epoche, frammenti di un cranio e di ossa umane e d'animale, accanto cocci di varie forme e tipologie probabilmente di vasi tronco - conici; infine ceneri, frammenti di selce rossa e grigia. Il tutto dimostra che in età preistorica il pozzo fungeva da abitazione, riparo e infine da luogo di sepoltura degli abitanti della zona; una scaletta in ferro consente di scendere sul fondo e provare sensazioni particolari.

Una suggestiva foto dall’interno del n°8 – Bus dei Poieti
Una suggestiva foto dall’interno del n°8 – Bus dei Poieti

Ritornando al sentiero principale, è possibile ma assai difficoltosa una rapida deviazione: dal bivio per il pozzo n8 si sale fino al piede del ghiaione sottostante la parete di Van, giungendo ai Pozzi n9 e n 10 (Van 1 e 2), anche il n9 - Van1 in epoca preistorica fu probabilmente abitato o adibito a rifugio.

Dopo qualche centinaio di metri, si arriva al bivio per i ruderi della chiesetta di San Martino, sconsacrata dal 1820 ed ora in rovina. La vista panoramica spazia sulla Valle di Cavedine, sui monti che costituiscono il versante della Valle del Sarca dal Lago di Toblino al Lago di Garda (Daìn e Brento da cui scaturì la frana che diede origine alle Marocche di Dro), poi la forra del Limarò e il Gruppo del Gazza.

Tornando al bivio precedente è possibile continuare per Padergnone o, mantenendosi in quota lungo la strada romana fino a Calavino. Il sentiero costituisce un tratto dell'antico viario che collegava la Valle dei Laghi a Trento; tuttora percorribile: partendo da San Martino di Arco, percorre la Val di Cavedine fino a Castel Madruzzo quindi Calavino poi entra nella vallecola di Lusan a Vezzano per proseguire verso Sopramonte ed infine a Trento.

Antonio Stoppani
Antonio Stoppani

RITRATTO DI ANTONIO STOPPANI

Antonio Stoppani (Lecco 1824 - Milano 1891), insigne studioso dell'Ottocento è inizialmente un sacerdote di idee liberali che partecipa ai moti rivoluzionari del 1848 a Milano. Allontanato per motivi politici dall'insegnamento delle lettere, Stoppani si dedica interamente allo studio delle Scienze Naturali, insegna Geologia all'Università di Pavia (1861 - 62), poi all'Istituto Tecnico Superiore di Milano dove dirige anche il Museo Civico di Storia Naturale. Diviene anche il primo presidente del Club Alpino Italiano (C.A.I.).
Fra i suoi saggi di carattere scientifico, l'opera più nota è senz'altro "Il Bel Paese" (1875), un racconto in versi di grande divulgazione scientifica. Con stile limpido e sciolto immagina che uno zio, al ritorno dalle vacanze, spieghi al nipotino quanto visto descrivendo, in 34 serate, la bellezza dei fenomeni naturali in Italia: spaziando dalla città di Milano ai Marmi di Carrara, dalle tempeste di mare ai ricordi del Monte Rosa, dai vulcani di fango al Vesuvio nella fase pozzuolanica; la 5^ serata dell'Appendice è dedicata alle Marmitte dei Giganti del Trentino.


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